A l’ostaria no vago, ma co ghe so ghe stago (proverbio veneto)
All’osteria non ci vado, ma se ci sono ci resto

Si sa che sulle tavole imbandite dei veneti il vino non può mai mancare.
E quando le temperature si abbassano, rinunciare ad un buon bicchiere di caldo vin brulé sembra proprio impossibile.
Soprattutto nel periodo natalizio, quando il sapore speziato ed il tepore che scalda mani, corpo e cuore del vin brulé, ci fanno assaporare ancora di più l’atmosfera di festa e la rilassatezza delle vacanze.

Il vin brulé non può mancare durante il periodo natalizio

La ricetta

Per la preparazione del vin brulé è molto importante l’utilizzo di frutta biologica, in modo che con la cottura ne vengano esaltati i profumi e le proprietà benefiche.
Il vin brulé, infatti, oltre a riscaldare durante l’inverno, ha proprietà disinfettanti ed è molto sostanzioso da un punto di vista energetico.

La prolungata bollitura del vin brulé ne riduce la gradazione alcolica

Preparazione:
tagliate a metà l’arancia e il limone, tagliate a spicchi la mela. In un pentolino versate il vino aggiungendo tutti gli altri ingredienti (arancia, limone, mela, noce moscata grattugiata, chiodi di garofano, anice stellato, cannella e zucchero).
– ponete sul fuoco e portate a bollore, abbassate la fiamma a fate cuocere per almeno 15 minuti.
– versate il vin brulé in bicchieri o tazze resistenti al calore e servite ben caldo.

L’antica Roma

Il vin brulé ha origini che risalgono all’antica Roma.
Il suo antenato più antico, di cui Gavio Apicio parla nel suo De Re Coquinaria (l’arte culinaria), è il conditium paradoxum, ovvero il vino “condito mirabile”.

Il “De Re Coquinaria” di Apicio è la principale fonte superstite sulla cucina nell’antica Roma

Si tratta di un vino corretto e aromatizzato che veniva offerto a fine pasto e aveva proprietà benefiche.
Il vino veniva addolcito con miele e profumato con foglie di rosa, viola, cedro, cannella e zafferano; dopodiché veniva fatto bollire.

Il Medioevo

Il conditium paradoxum viene rivisitato nel medioevo. Nasce così l’ippocrasso, così chiamato in onore di Ippocrate, medico greco del V secolo a.C. per evocarne le proprietà curative.
Usato come aperitivo o digestivo, l’ippocrasso ha come ingredienti essenziali, oltre al vino, cannella e zenzero, con altre spezie e erbe opzionali.

Per la preparazione la miscela di spezie polverizzate e miele veniva introdotta nella cosiddetta “manica di Ippocrate” (una sorta di imbuto), successivamente veniva versato ripetutamente il vino che colava nei recipienti sottostanti.

La “manica di Ippocrate” in un’illustrazione del 300

Il medico Arnaldo da Villanova considerava l’hippocras una bevanda adatta alla stagione invernale e confacente ai vecchi. L’ippocrasso era però una bevanda costosa, in quanto a base di spezie, e quindi il suo consumo denotava l’appartenenza ad un ceto abbiente.

Il vin brulé

Dall’evoluzione del conditium paradoxum e dell’ippocrasso nasce il vin brulé, bevanda che ormai viene associata, soprattutto al nord, alle festività natalizie.

Lo stand con il vin brulé caldo non manca mai nei numerosissimi mercatini di Natale

Nei mercatini di Natale è immancabile lo stand dedicato al vino caldo e speziato e, in molte zone del Veneto e del nord, si beve in occasione dell’Epifania, quando se brusa ea vecia (tipica usanza che prevede l’accensione di un grande falò e il rogo di una vecchia fatta di legno e paglia) e si mette fine alle festività natalizie dando inizio all’anno nuovo.

Il vin brulé in Europa

Il vin brulé è molto conosciuto e consumato in tutta Europa.
Nei paesi angolsassoni si chiama mulled wine, i francesi lo chiamano vin chaud (vino caldo), i tedeschi gluhwein, mentre nei paesi scandinavi viene chiamato glogg.

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