Mangiare Bene Venezia, le ricette della tradizione, la buona cucina, dove pranzare e cenare con gli amici, stare a tavola a Venezia, mangiare con gusto

Mangiare Bene Venezia, senza misure da stato in luogo, come una reggente che si gusta al palato di chi legge-scrive, è un progetto editoriale prodotto da Like Agency in collaborazione con Venice on Food, che proverà a raccontare storie di cucina, cultura e convivialità del serenissimo Pesce, dove tutto cambia – lentamente.
Piano piano conosceremo le ricette della tradizione veneziana, quelle sempre buone, che sanno fare le nonne e i ristoranti storici, capiremo dove trovare ristoro in santa pace o concedersi un po’ di relax con un calice di vino, ma Mangiare Bene Venezia, proprio per l’idea di assaporare la città, non sarà solo una guida utile in stile “Cosa, dove e quando”, ci saranno sì queste informazioni sempre preziose per gli utenti del web, ma sarà anche uno spazio di contenuti condivisi e semplici che presentano ingredienti, dai più antichi ai più nuovi, piatti famosi e non, e luoghi in cui persone e cibo s’incontrano, con naturalezza.
Jean Brunhes, Professore dell’Università di Friburgo e dell’Istituto d’alta cultura francese (Collège de France) a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, che condusse molti studi di geografia umana, definì il mangiare “Incorporare un territorio“, ed è proprio così, quando il sapore si unisce al sapere l’atto stesso diventa un gioco di conoscenza: non vedo più solo me e te, ma l’umano, i frutti della natura, il territorio, la creazione, a tavola.
Finire di lavorare e passare a prendere un po’ di frutta e verdura in Campo, una capatina alla libreria Marco Polo, trovare un amico e fermarsi a bere un’ombretta al Chet, “Tra poco arriva anche la Gio” “Ah, sento Ro se passa, magari beviamo un’altra cosa insieme“, e uno spritz al Rosso e perché no, un tagliere di salumi, formaggi e verdurine alla Bifora, “Io prendo quello di pesce che mi piace tanto, mi portano anche i bovoeti e il baccalà buono buono“, “Ci raggiunge anche Marta dopo cena“, e ritrovarsi al Mercante con un cocktail, mangiare bene Venezia è anche questo.
È lo stare bene nella città con gli altri, gli amici di sempre, i nuovi incontri, con un buon calice di vino e una realtà culinaria di tradizione, passione e integrazione, è raccontarsi insieme al cibo, buono, che dà pace ai sensi e ingolosisce, e che unisce. Unisce in una calle due ragazzi, due cicchetti, uno spritz, mano nella mano e un bacio, con gli occhi entusiasti pieni di felicità, e la voglia di camminare ancora per Venezia e riscoprirsi.
Non soltanto i piatti e dove gustarli, ma anche il perché farlo, sono Mangiare Bene Venezia, organizzare una cena tra amici, chi intollerante al lattosio, chi vegano, chi pescetariano, chi amante della carne o della pizza, tolleranti l’uno dell’altro, e aver piacere di stare a tavola insieme, delizia dopo delizia, scambio di idea dopo scambio di idea, il caffè, l’anima nera e il conto. E quanta energia si sprigiona osservandoci e dandoci del tempo, a tavola?
Poche cose sono in grado di unire gli esseri umani come il cibo e i viaggi, e di metterli nella condizione di poter essere individui, di una collettività, liberi di stare anche in solitudine: bere un caffè in Torrefazione Cannaregio, passeggiare sornioni con uno smoothie di Frulalà per Strada Nova, prendersi una polpetta di carne alla Vedova, e nel mentre, sempre, Venezia. Provare a leggere il labiale della gente che comunica da una finestra all’altra, sorridere con i bucati stesi al sole, con i bambini che giocano in campo a pallone e le anziane signore sedute in calle larga, e ritrovarsi di nuovo a gustare.
Mangiare bene è un arte che richiede rispetto, la sensazione di essere appagati dopo aver terminato un pranzo non è data solo dalla pancia piena che non brontola più, ma da tutto l’ambiente che ci ha accolti: se siamo stati seduti com’era la sedia, se c’era dello spazio fisico libero per poter dialogare con discrezione senza sentire le conversazioni dei vicini di tavolo, se la tovaglia profumava di pulito e piatti e posate erano abbinati, se la luce era ben calibrata, c’era del suono avvolgente attorno a noi e non rumore, se le portate arrivavano con un’attesa moderata, se c’era dialogo con camerieri e gestori, e anche il conto, non ci lasci l’amaro in bocca del sentirsi presi in giro, perché non amici, non residenti o semplicemente non accorti. Per mangiare bene Venezia, che ci sia onestà.
Per la Redazione di Mangiare Bene Venezia – Isotta Esposito, Giornalista
(Foto: La Bottiglia)